Nessuno diventa genitore sapendo già come si fa. Si impara sul campo, spesso con poche risorse e molta pressione — quella esterna, che arriva da chi ha sempre un’opinione su come si dovrebbe fare, e quella interna, che confronta continuamente quello che si è con quello che si vorrebbe essere.
Ci sono momenti in cui la fatica supera le risorse. In cui il rapporto con un figlio diventa fonte di ansia più che di gioia, in cui ci si sente inadeguati, soli, o semplicemente esauriti.
Riconoscerlo — e cercare aiuto — non è il segnale di un fallimento. È spesso il contrario: i genitori che si fermano a chiedersi cosa non sta funzionando, e che hanno il coraggio di cercare uno sguardo esterno, sono quasi sempre quelli che tengono di più a fare le cose bene.
Alcune situazioni ricorrenti:
• Difficoltà educative — non riuscire a trovare un modo efficace di gestire i comportamenti del proprio figlio, oscillare tra permissività e rigidità senza trovare un equilibrio, sentirsi sistematicamente ignorati o sfidati e non sapere come rispondere senza perdere la calma o il controllo della situazione
• Difficoltà nel legame genitore-figlio — una distanza che si è creata e non si riesce a colmare, una comunicazione che non funziona, la sensazione di non riuscire davvero a raggiungere il proprio figlio o di non essere raggiunti da lui. A volte è qualcosa che c’è sempre stato, altre volte è cambiato in seguito a un evento — una separazione, un trasloco, la nascita di un fratello
• Genitori esauriti — quando le risorse finiscono. Quando ci si alza già stanchi, quando ogni interazione col figlio sembra una battaglia, quando si smette di godere del tempo insieme e si sopravvive alla quotidianità. Un esaurimento che spesso porta con sé senso di colpa, che a sua volta alimenta ulteriore stanchezza
Il lavoro in quest’area si rivolge principalmente ai genitori — non perché il problema sia “loro”, ma perché sono loro ad avere la possibilità concreta di cambiare le dinamiche familiari. Un figlio cambia quando cambia il sistema in cui vive.
In terapia si esplora il funzionamento della relazione — come ci si parla, come ci si ascolta, cosa si aspetta l’uno dall’altro — e si cercano modi diversi di stare insieme. Si lavora anche sulla storia del genitore stesso, perché il modo in cui si è stati figli influenza profondamente il modo in cui si diventa genitori — spesso in modo inconsapevole.
Quando è utile, il percorso può prevedere anche incontri con il bambino, da solo o insieme ai genitori.
Ai genitori che sentono che qualcosa nel rapporto con il proprio figlio non funziona come vorrebbero — e che sono disposti a mettersi in gioco, non solo ad aspettare che il figlio cambi. E a chi è semplicemente esaurito, e ha bisogno di uno spazio in cui depositare quella stanchezza senza essere giudicato.